
Ha contestato i tagli alla trasmissione e respinto le critiche per maggior attenzione a servizi che coinvolgono la politica e il Governo

(da Prima comunicazione online)
Passaggio in Vigilanza per Sigfrido Ranucci. L’audizione del giornalista, vittima di un attentato nelle scorse settimane, segna di fatto la ripresa delle attività della Commissione, da oltre un anno bloccata sul voto per la presidenza di Viale Mazzini.
Una circostanza che, in apertura di seduta, la presidente Barbara Floridia, non ha potuto non sottolineare. “E’ fondamentale ricordare che questa commissione debba ricominciare a funzionare, questa può essere un’occasione utile. Con la fragilità delle istituzioni, chi vuole il male al servizio pubblico può sentirsi più forte e non possiamo permetterlo”, ha detto, definendo la libertà di stampa un “bene prezioso” e l’impegno della commissione stessa per tutelarla.
Difficile collegare l’attentato a un evento particolare
“In genere sono un giornalista divisivo, sono contento di essere questa volta un giornalista inclusivo”, ha esordito il giornalista. Parlando dell’esplosione davanti alla sua casa, che ha coinvolto la sua macchina e quella della figlia, Ranucci ha ribadito di non riuscire a collegarlo a un evento particolare. “E’ una delle cose che mi tormenta di più”, ha rimarcato, spiegando di aver dato ai magistrati delle informazioni sulle inchieste che il programma stava preparando, che riguardavano lo sviluppo dell’eolico in Veneto e la scoperta di “connessioni tra Matteo Messina Denaro, la ‘ndrangheta e apparati politici”.
Tra gli episodi rilevanti segnalati, Ranucci ha citato anche il “trasmerimento d’urgenza in una località segreta” di un collaboratore di giustizia proprio nei giorni dell’attentato, così come il ritrovamento di una mitragliatrice, prodotta da un’azienda italiana e abbandonata in un cantiere navale, da cui è nato un approfondimento “dove ci sono interessi della criminalità organizzata, non solo italiana ma anche straniere”.
Ranucci, parlano della trasmissione ha contestato il taglio alle puntate. “E’ grave, perché è la prima volta nella storia del programma” e perché “tagliare le puntate della trasmissione più apprezzata, che più fa giornalismo di inchiesta, mortifica intanto lo spettatore che paga il canone, ma soprattutto mortifica il merito”, ha detto. “Significa che puoi essere bravissimo, coraggioso, ma alla Rai non gliene frega nulla. Credo che questa cosa vada rivista”.
“Sui costi, ‘Report’ è la trasmissione più virtuosa: lamentarsi dei suoi costi è come se il Santo Padre si lamentasse del Giubileo”, ha detto ancora. “I tagli ci sono per tutte le trasmissioni ma noi non siamo dal pizzicarolo, una buona linea editoriale dovrebbe tagliare le trasmissioni che vanno meno bene e non tagliare quelle che funzionano di più”.
Corsini: nessuna coercizione sui temi
Ranucci in audizione è stato accompagnato anche dal direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini “L’attentato subito dal conduttore di ‘Report’ “non ha minacciato solo un collega ma tutto il sistema di informazione”, ha detto Corsini. “Non è stato solo un attacco criminale ma un attacco simbolico alla libertà di stampa”.
Corsini ha poi analizzato l’impegno della sua direzione Approfondimento sui programmi di inchiesta della Rai. “Da quando mi è stata affidata la direzione, uno dei miei primi impegni è stato quello di valorizzare questo tipo di programmi, aumentando le ore complessive di trasmissione” e “avviando nuovi programmi come Far West e Lo Stato delle Cose”.
Il giornalismo di inchiesta “è scomodo per definizione”, ha aggiunto. “Non sempre le mie sensibilità coincidono con quelle espresse da conduttori, ma questa dialettica la ritengo particolarmente significativa perché contribuisce a valorizzare la libertà e la diversità”.
“Riguardo al pericolo che ci sia qualche coercizione nelle scelte, ricordo che non sono un direttore responsabile e non ho i poteri di un direttore di testata. C’è una dialettica, i temi delle singole puntate mi vengono comunicate dallo stesso Ranucci”. Così il
Lo scontro con Fdi
A caratterizzare una parte del colloquio di palazzo Macuto sono stati i toni accessi tra Ranucci e FdI sulle rivelazioni del giornalista in merito al ruolo del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, che il giorno precedente avevano portato alla secretazione di una parte dell’audizione in Commissione Antimafia.
La miccia si è accesa quando la deputata di Fratelli d’Italia, Sara Kelany, si è opposta ad una analoga procedura in Vigilanza, sostenendo che il tenore delle dichiarazioni di Ranucci non fosse tale da necessitare la secretazione, non essendoci nulla di particolarmente sensibile, e che potesse apparire come “una macchinazione per far aumentare l’alone di mistero su una vicenda destituita di fondamento”.
Ranucci ha quindi chiarito pubblicamente quanto di sua conoscenza. “Mi risulta che Fazzolari – ha spiegato -, dopo una nostra inchiesta sul ruolo del padre della premier Meloni, che forniva droga al clan Senese, ha ispirato l’attivazione dei servizi per cercare di capire quali fossero le mie fonti e credo che qualcuno in questa Commissione lo possa confermare”. Il giornalista ha precisato di non aver mai detto che Fazzolari lo abbia fatto pedinare, aggiungendo che la scelta di chiedere la secretazione era dovuta alla volontà di “non rivelare in udienza pubblica nomi di persone che hanno fatto parte dei servizi segreti”.
Poi ha risposto alla domanda sul perché non abbia denunciato la vicenda. “Sono un uomo figlio delle forze dell’ordine, non sono una verginella – ha detto -. Quando lo stato, che è lì per la tutela anche della presidente del consiglio, dà informazioni che possono destabilizzarlo, trovo normale che i servizi possano essere attivati. Me lo sono tenuto per due anni, l’ho rivelato solo nel parlamento europeo a seguito della domanda di un parlamentare, parzialmente perché non posso raccontare tutti gli elementi”.
Al termine della seduta, la presidente della Commissione, Barbara Floridia, ha comunque dato via libera alla secretazione, che richiede l’unanimità dei consensi, dopo che la deputata di Fratelli d’Italia, Augusta Montaruli, ha sottolineato che il proprio partito non si sarebbe opposto alla richiesta se tutte le altre forze politiche fossero state d’accordo.
I temi trattati
Scontro anche con il senatore di Fratelli d’Italia, Raffaele Speranzon per i temi trattati dalla tramsissione. “Nell’ultimo biennio l’interesse di Report si è concentrato sull’attività politica e meno sulle questioni internazionali con una attenzione sul centrodestra”. Il parlamentare ha citato alcuni dati ed esposto grafici, uno in particolare secondo il quale il 94% dei servizi della trasmissione di Rai3, durante il governo Meloni, si sono contrati sul centrodestra e solo il 6% sul centrosinistra.
Sul tema ha risposto Corsini. “Sul pluralismo a Report sono intervenuto più volte”, ha detto, spiegando di aver fatto notare a Ranucci che i servizi di questo inizio stagione “sono concentrati su soggetti collegati a un unico partito di governo, ma siamo solo a inizio stagione e mi auguro che nei prossimi mesi il programma possa fornire un quadro più ampio”. “Ci sono varie pronunce secondo cui quando si parla di pluralismo in Rai questo non riguarda una sola trasmissione, ma tutta la Rai in generale – ha replicato Ranucci -. Io non ho appartenenza politica, una notizia è una notizia e non ha colore politico”.

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